SANREMO DOCET: INCOMPETENZA, SEGRETEZZA, BRANI SVELTINA.

Sono dispiaciuto ma è normale, dopo che un mio brano è stato bocciato dalla giuria di Sanremo Giovani. Approfitto, però, dell’occasione per fare alcune osservazioni sull’universo musicale. Cose, per altro, che scrivo da anni su www.antoniocessari.it. Ma chi dovrebbe ascoltare se ne frega. Eppure non sarebbe sbagliato che a Sanremo ci fosse più trasparenza, soprattutto pensando ai tanti ragazzi che più di me sono rimasti delusi e a tutti quelli che ogni anno protestano per i risultati.

INCOMPETENZA. Quest’anno, pare, che dalle finali regionali e interregionali, dove hanno partecipato parecchie migliaia di concorrenti, siano giunti al Palafiori circa un migliaio di giovani con in tasca le loro canzoni. Da questi ne sono stati scelti 225 che poi dovrebbero diventare 70 fino ad essere due per il palco di Sanremo. Prima di ogni altra considerazione mi sembra necessario dire che un concorso a livello nazionale di tale portata, che si ripete ormai da anni, dovrebbe essere trattato come un concorso statale, visto anche che c’entra la RAI. Cosa che dovrebbe avvenire pure per i Talent di portata nazionale. Almeno nella fase sanremese dovrebbe essere prevista una giuria di persone realmente competenti e spartane come avviene per tutti i concorsi pubblici e non certo soggiacenti alle volontà delle Case Discografiche, alle quali, pare, si attribuiscono, a priori, parecchi posti. Cioè dovrebbe essere composta da maestri dei Conservatori statali, particolarmente, professori dei corsi della Popular Music, questo per la musica e voce. Da professori di lettere delle nostre Università, per i testi. Da sconsigliare, quindi, grandi musicisti e compositori attuali che potrebbero far parte o essere vicini alle Major. Da insegnanti delle Accademie e delle scuole di recitazione italiane per l’immagine e l’interpretazione.

SEGRETEZZA. Dopo l’esibizione sarebbe opportuno, forse necessario, che la giuria desse informativa sulla bocciatura, questo proprio per far capire e quindi far migliorare il concorrente per il futuro.  Rifugiarsi in una sterile segretezza, mi pare inutile, se non nocivo per l’immagine stessa delle giurie.

BRANI SVELTINA. Da un lato i grandi della musica leggera (autori, interpreti, musicisti, giornalisti, critici, produttori, ecc.), ma gli stessi organizzatori, delle grosse manifestazioni canore, più o meno noti, ci ripetono sempre che la musica ha bisogno di reali novità per colpire e rimanere impressa nella mente dei fruitori. D’altro lato io, come milioni di fruitori, non ricordo più, anche dopo pochissimo tempo, buona parte dei brani che arrivano sul palco di Sanremo e di quelli dei finalisti dei più famosi Talent. Allora cosa dobbiamo pensare che questi nuovi artisti e queste nuove canzoni non siano delle reali novità e perché allora hanno raggiunto la vetta? Forse è molto probabile che pochi arrivano alla meta per merito, cioè per reali qualità (novità e leggerezza), sempre che queste siano le reali novità e qualità o che esse siano la forma migliore per far ricordare un brano. Ma, piuttosto, su segnalazione dei grossi gruppi discografici e dei potentati della musica leggera che forse, pur pensando di avere chiari i concetti relativi alle qualità delle canzoni, o non le sanno riconoscere (cosa molto grave), o all’occasione sono costretti a non tenerle presenti, perché distratti a seguire qualità esterne ai brani che poi  sono cose che non portano frutti, alla lontana, almeno per il pezzo, o che vogliono una canzone che colpisca, per vendere, ma che, d’altro canto, si digerisca presto per venderne altre. Chi ha approfondito un po’ questi argomenti può ben dire che chi produce musica attualmente è portato a chiedere sempre rinnovamento e semplicità poiché la musica deve essere consumata velocemente e facilmente per produrne altra, come, mi si perdoni il termine, una sveltina, che, pur coinvolgendoti in qualche modo, non ti fa pensare molto e ti lascia quindi nella condizione di passare poi abbastanza velocemente ad un’altra, lasciandoti ricordare solo i grandi amori (cioè imponendo e  preservando il mercato delle cover). Infatti, le case discografiche, che pure hanno interesse a far conoscere giovani valenti e canzoni vincenti, devono cogliere spesso solo il lato, diciamo, “mercantile” del prodotto, cioè quanto esso riesca ad essere vincente al momento, tenendo presente che le esigenze del mercato richiedono sempre un continuo rinnovamento per la creazione continua di nuovi prodotti. In più, in questa epoca di incompetenza e di scarsa riflessione, non sono adatti al pubblico testi che lasciano pensare e musiche che non siano del tutto distraenti.

In conclusione, per me se ci fosse, per assurdo, una giuria composta da Mozart, Beethoven e Chopin, Dante, Petrarca e Boccaccio, De Sica, Fellini e Pasolini sarei sicuro della competenza e delle intangibilità dei giurati. E se qualcuno dice che si tratta di una giuria “antica e pesante”, allora resta solo da farsi esaminare direttamente dalle case discografiche.  Mi sembra, però, proprio quello che si è visto finora. Una canzone raggiunge il palco di Sanremo sempre e solo con l’accompagnamento di una……Major.

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