Ricordi, io c’ero #2

Ci sarebbe ancora molto da raccontare ma  il tempo della cosiddetta maturità, per il momento, lo lasciamo da parte. Diciamo che, come tanti, ho trovato un lavoro, mi sono sposato, ho avuto dei figli.
Ho preferito, in questo spazio, invece, mettere in evidenza quei particolari della mia vita che ho ritenuto, per qualche verso, più interessanti e in tale logica ne aggiungo ancora un paio.
A proposito di preti nel 1974, quando vivevo a Catanzaro per lavoro, attratto da un manifesto, andai a sentire una conferenza di Padre Ernesto Balducci. Nella sala ad ascoltarlo tra gli altri c’erano anche sacerdoti e suore. Quando comparve, lo vedevo per la prima volta, mi parve alto più di quanto lo era e quando incominciò a parlare ancora di più. Esordì dicendo: ”sono nato contadino e proletario ora purtroppo sono un prete”. Non tutte ma alcune suore si alzarono e andarono via. Peccato, non ebbero il tempo di sentire la spiegazione semplice di quelle parole: il prete rappresenta spesso per la gente un simbolo del potere diversamente dal proletario o dal contadino. Da allora ho letto e seguito Padre Balducci, un prete che ha saputo collegare magnificamente l’impegno evangelico e morale con l’impegno civile.

balducci
Poi il Festival dell’Unità del 1976 con  l’indimenticabile concerto degli Inti Illimani e il memorabile discorso di Enrico Berliguer ad una folla sterminata di napoletani raccolti nello spazio della Mostra d’Oltremare. Il grande Enrico terminò il discorso dicendo: “la festa è finita adesso andiamo a lavorare”.
E su Napoli che ritengo la mia città, là ho vissuto dal 1949 al 2001, pur non essendovi nato, che ricordo pure in alcuni miei testi, voglio esprimere qualche modesta opinione.

Proprio partendo dal discorso di Berlinguer,  che diceva, che la città avrebbe potuto dare e poteva dare tanto per il suo pregresso, le sue risorse naturali,  il patrimonio artistico, il potenziale produttivo, le sue energie culturali e scientifiche. Tutto sembrava, alla fine degli anni ’70 che dovesse dar seguito alle parole dell’indimenticabile Enrico.

La giunta di sinistra Valenzi, nel campo politico, un risveglio delle attività economiche. Sopratutto un risveglio delle attività culturali e ancora di più dello spettacolo. Napoli in quegli anni era una fucina di iniziative culturali e di spettacoli impegnati, con circoli che si formavano, gruppi musicali e cantanti emergenti che spuntavano.

valenzi

Per l’aspetto preminentemente musicale bisogna ricordare l’opera di ricerca del Maestro Roberto De Simone, conosciuto di persona, e della Nuova Compagnia di Canto Popolare iniziata già nel 1967, ma di cui la massa vide i frutti solo negli anni ’70, fino alle entusiasmanti esibizioni della Gatta Cenerentola e della Cantata dei Pastori, alle quali ho assistito. Diciamo che De Simone e la NCCP aprirono una strada nuova in cui prese corpo anche la riscoperta del vecchio.  Infatti mentre spuntavano vari gruppi folk-rock prendevano piede anche parecchi gruppi di musica popolare e qualcuno mescolò anche i due generi come ad esempio i Popularia, poi confluiti nell’Orchestra Italiana di Renzo Arbore.

desimone popularia

Della formazione faceva parte Gennaro Petrone che ha suonato anche nel mio gruppo che formai proprio in quell’epoca. Insomma mentre spiccava Pino Daniele, la gente ascoltava volentieri anche Roberto Murolo, entrambi da me conosciuti personalmente. Ma quest’aria di rinnovamento, questa ventata di novità, quest’impulso che a noi trentenni dell’epoca sembrava irrefrenabile ad un certo punto si fermò  e come in altri periodi della storia napoletana un altro rinascimento fu seguito da una caduta in basso.  Non si capisce se questo popolo spesso dorme sugli allori e resta cieco davanti a ciò che lo circonda, come scrivo nella canzono “’O cecato”.

pinodaniele murolo

Forse sarà stato anche il terremoto dell’ottanta che ha segnato i corpi e le menti, certo è che ancora adesso mi dicono gli amici napoletani che c’è poco di entusiasmante in città. Il terremoto mi colse a casa di Gino Mastrocola, caro amico e ottimo musicista, con  il quale stavo componendo una canzone,  al settimo piano del suo appartamento. Quando il palazzo di cemento armato si piegò fino a toccare quello di fianco, sembrò che la città si volesse scrollare di dosso tutte le cattiverie, la camorra, gli imbrogli dei politici e non, una certa pigrizia, il disordine, l’immondizia, il vittimismo, il fatalismo ma così non fu. Anzi nel tornare di corsa a casa, sentivo come gli altri  un’aria irreale, annebbiata, torbida, quasi puzzolente, e con il cuore in gola  raggiunsi la mia famiglia. Il giorno dopo il terremoto, al Vomero Alto, due bar diedero la misura di una Napoli vecchia che lasciava posto ad una nuova. Uno distribuiva con il caffè i cornetti gratis un altro a pochi metri se li faceva pagare il doppio.

terremoto

Per finire voglio comunque qui segnalare, proprio nello spirito da cui siamo partiti, cioè io c’ero, alcuni episodi che ho vissuto in prima persona, direttamente legati  al mondo dello spettacolo.

1) Lo spettacolo “ Bontà di Napoli” in cui partecipò Totò e una giovanissima Sofia Loren al teatro San Carlo. Questi spettacoli degli anni ’50 erano dati per raccogliere danaro per i poveri.

toto

2) Uno spettacolo alla piscina Scandone, finale “Ondina Sport Sud”, concorso destinato alle giovani miss delle spiagge campane, in cui Adriano Celentano buttò in piscina, senza motivo, Guidone, uno dei ragazzi del Clan, molto grasso. Il pubblico napoletano non gradì e non lo voleva far più cantare; tra epiteti irripetibili, lo  apostrofò pure “ignorante”. Trent’anni dopo ha scritto un album……”Il re degli ignoranti”.

celentano ignoranti
3) un concerto dell’ineguagliabile Benedetti Michelangeli al teatro San Carlo. Dopo qualche anno non ha voluto più suonare in Italia solo perché gli fecero pagare le dovute tasse.
4) al Conservatorio credo il primo o uno dei primi concerti della Nuova Compagnia di Canto Popolare nella prima e insuperabile formazione. La sorpresa per me e per quasi tutta la sala gremita fu nel sentire questa nuova musica che aveva qualcosa  di antico, quasi di magico e di sacro.

nccp
5) un “Masaniello” in movimento interpretato da Mariano Rigillo e una giovanissima Lina Sastri nel cortile della Reggia a piazza Plebiscito. Anche qui per quasi tutto il pubblico fu una sorpresa sia per le musiche, sempre di De Simone, ma sopratutto per gli attori che si muovevano recitando e cantando nelle sale e nei cortili della reggia.

masaniello
6) al Politeama il primo spettacolo con Amalia Rodriguez e Roberto Murolo con un strepitoso duetto finale.

rodriguez
7) gli spettacoli di Giorgio Gaber al teatro Politeama. Egli, con la mano del geniale Sandro Luporini, ci ha fornito il segno di come un artista possa anche essere un poeta , come, per la verità, altri cantautori.

gaber
8) le commedie di Eduardo con Pupella Maggio al teatro San Ferdinando. Nel foyer del teatro ebbi modo di vedere la Maggio che baciava la mano al grande Maestro. Si diceva che era normale. Mi chiedo: perché uno così grande non riuscì a recarsi al capezzale di Peppino morente?

eduardo
9) la festa e la commozione del popolo per il primo scudetto al Napoli. Non  potevamo crocifiggerci se, con i tanti guai della città, sia capitata….quella mano di dio a distrarci per un po’.
E un lungo elenco di cantanti, attori, artisti di fama internazionale che ho visto esibirsi.

scudetto
Posso dire di essere stato fortunato nel vivere in quest’epoca e a poter vedere interpreti di tal fatta. Quando lo spettacolo stimola una catarsi, cioè una purificazione una trasformazione, allora possiamo dire che raggiunge il suo più alto livello, l’arte.  Se qualche amico o qualche musicista che legge queste pagine volesse aggiungere  un episodio particolare vissuto insieme, può descriverlo nella pagina dei commenti o scrivermi  in privato tramite la mail.

 

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