POSTARE O NON POSTARE QUESTO E’ IL PROBLEMA

E’ meglio restare nell’anonimato e guardare solo quello che avviene sui social o è preferibile postare le proprie idee e commentare quelle degli altri? Certo che se si fa parte, in qualche modo, del villaggio globale non si può rimanere nell’anonimato facendo la figura del guardone. Ma anche una sovraesposizione con interventi a volte inutili non è strada da seguire. La nostra propensione a partecipare a conversazioni o piccoli dibattiti che si aprono quotidianamente non è errata. Lo scopo primario, se vogliamo, è di essere in qualche modo presenti e di trasmettere, ognuno nel gruppo (grande o piccolo) di amici le proprie idee, i propri prodotti culturali e materiali, osservando quelli altrui, come avviene in una piccola o grande comunità. Chi, infatti, non vuole partecipare, non si iscrive ad un social ed è un peccato poiché potrebbe dare probabilmente un contributo. Quindi è preferibile, laddove si ritiene, intervenire, non solo con un “mi piace” ma ancora meglio, proporre temi propri, anche se modesti, più che condividere messaggi altrui, a volte stupidi, maldicenti, senza un minimo di approfondimento, e persino osceni o violenti. Da un lato bisognerebbe comprendere che non ci si può, non essendo in casa propria, abbandonare a qualsiasi cavolata, né, per converso, illudersi di essere dei nuovi profeti ma confrontarsi, nel limite del possibile, con tutti, nel rispetto della propria e dell’altrui dignità. Specie chi partecipa a piccoli dibattiti politici o sul calcio, cioè temi sui quali più facile è un’opinione, anche non strettamente tecnica, non si limita ad intervenire soltanto ma pretende a volte di violentare il pensiero altrui. Partecipare non è mai male ma calpestare la dignità dell’altro osservatore è cosa grave.

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