Il musicista

Meglio tardi che mai si potrebbe dire. E i favolosi anni sessanta per me sono proprio   questi in cui sto trascorrendo la mia sessantina, più favolosi, almeno per la musica, di quelli in cui avevo vent’anni. Devo dire in verità che non sono un vero musicista, cioè uno di quelli che ha studiato la musica e si è dedicato completamente ad essa ma, possiamo dire, un musicista sui generis.
Il primo contatto diretto con quest’arte l’ho avuto con la chitarra di mio nonno, Antonio Cessari come me, che non ho conosciuto ma che fu un  valente  magistrato.

Sherapo 1962

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Questa chitarra, molto vecchia, ancora suonava e con essa imparai i primi accordi insegnatimi da Raffaele Fiengo, poi divenuto giornalista del Corriere della Sera e  poi professore all’università del giornalismo di Roma.
Eravamo in  Avella, il paese dove sono nato, nel palazzo del mio prozio, il noto Cardinale D’Avanzo, alla fine degli anni 50, credo l’estate 58. Avevo sedici anni, quando con Raf suonavamo i pezzi del momento come quelli di Paul Anka.

Gita scolastica 1962

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Di solito ci  riunivamo in orari sicuri nel salone di don Michele il barbiere. Sastiano, il ragazzo di bottega, imbracciava la fisarmonica e noi lo accompagnavamo.
Non dimentico però la figura del maestro Gegè Gaglione, più grande di noi, che spesso sulla fisarmonica di Sastiano, mentre quest’ultimo suonava i bassi, si divertiva a fare assoli sulla tastiera. In quell’anno col maestro Gaglione scrissi la mia prima composizione musicale “Credimi”.
Poi a Napoli, ancora in quel periodo, formai un complessino che si esibiva sui cosidetti balletti con l’attuale avvocato Enzo Collarile alla batteria, il magistrato Lello Massariello al piano e alla chitarra solista Enzo ‘o marenare, che alternava presenze a Napoli a lunghe assenze. Ricordo che comprai, per l’occasione, una chitarra elettrica da un…..simpatico rivenditore che si fece firmare una cambiale, pur essendo io minorenne, che mio padre, poi, onorò.
Di quegli anni anche l’amicizia con Pierino Catalano, nipote del grande compositore, col quale collaborai in alcune canzoni.
Sempre in quegli anni è anche la mia esibizione nel piccolo teatro dei gesuiti in via san Sebastiano, dove recitai due farse di mia composizione insieme all’attuale avvocato Antonio Annunziata, a mio fratello Alfonso, dirigente INPS, e ad Ezio Siniscalchi, ora presidente del tribunale di Bergamo. Poi nel teatro America al Vomero collaborai con mio cugino, ora professore universitario, Ennio Forte, alla messa in scena di un’opera satirica nella quale recitai pure e che prendeva in giro le tendenze dei ragazzi di quei tempi.

ARCI Capodimonte

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Purtroppo il lavoro di musicista in famiglia era ritenuto non adeguato alle nostre aspettative e pertanto, anche se ascoltare canzoni tendenzialmente piaceva a tutti, qualsiasi attività che riguardasse la musica era osteggiata. Quindi per anni non ho più suonato.
Ho ripreso solo dopo sposato quando già avevo il mio lavoro di impiegato di banca.
Questo fu  il periodo più fervido di attività musicale in prima persona.
Eravamo alla fine degli anni settanta, quando, quasi per gioco, ricominciai a suonare. Alcuni amici venivano nella mia casa di via Mancini, che affacciava sul golfo,  e tra una chiacchiera ed una cena si suonavano pezzi noti e meno noti.
Decisi, allora, di formare un piccolo gruppo, col nome d’arte Toni Sari, solo di chitarre acustiche (si chiamava Chitarridea) senza percussioni né altri tipi di strumenti. Il basso, che era un chitarrone come quello che usava il gruppo di Amalia Rodriguez, sembrava una sorta di contrabbasso a spalla. Io, logicamente, cantavo e mi accompagnavo con la chitarra. Era una novità, poiché suonavano insieme due o tre chitarre soliste due o tre di accompagnamento e questo basso particolare. Di solito cinque elementi. Ricominciai a comporre brani di carattere popolare e folk. Con un piccolo repertorio ci presentavamo nelle telelibere e nelle radio libere, da poco nate nel panorama dei mass media ed in piccole manifestazioni di carattere socio-politico. Arrangiava i pezzi in napoletano il maestro Vincenzo D’Onofrio per anni accompagnatore di Claudio Villa. Poi formai un gruppo rock (Finenovecento) in cui suonavano Roberto Giangrande al basso, che era stato con Pino Daniele, e i giovanissimi Lino Cannavacciolo al violino, per qualche tempo con Peppe Barra, Vittorio Riva alla batteria, poi con Gino Paoli, Gennaro Petrone al mandolino e chitarra, poi con Renzo Arbore, Marco Zurzolo al sax e flauto, ora rinomato jazzista, Antonio Barletta alle tastiere e Pasquale Gallo alla chitarra elettrica, adesso architetti.

Lino Cannavacciuolo 1979

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Roberto Giangrande 1979

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Concerto Portici 1979

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Gennaro Petrone 1979

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Vittorio Riva 1979

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Marco Zurzolo 1979

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Era un gruppo di tutto rispetto che stava anche prendendo piede. Ci esibimmo in alcuni concerti all’aperto dove riscuotemmo un discreto successo e prendemmo, per quei tempi, anche belle cifre, con un repertorio di miei brani. In quel periodo, inoltre, composi alcuni brani con Gino Mastrocola, uno dei pochi, al mondo, fedeli interpreti dei cantautori francesi. Con lui anche la rielaborazione in musica delle favole di Esopo. Posso vantarmi anche di aver frequentato due grandi giornalisti, allora giovani, eccellenti cultori e critici musicali: Gianni Cesarini (Il Mattino) e Lucio Seneca (Paese Sera). Bisognava da parte mia, però, operare una scelta di campo.

Teatro Tenda Oreste Fiengo e Rino Principe 1985

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Per continuare a far musica seriamente avrei dovuto abbandonare il lavoro sicuro in banca. Cosa che non ho fatto. Ho continuato per alcuni anni ad interessarmi dell’organizzazione di spettacoli musicali, credo per rimanere comunque in quell’ambito. Formai per questo un Centro di Ricerche Musicali. Organizzai, tra le tante, una manifestazione in cui alcuni agenti delle più note case discografiche nazionali ed internazionali, unitamente al producer Giorgio Verdelli, vennero a visionare al Teatro Tenda di Fuorigrotta dei giovani artisti. Qui si esibirono tra gli altri Rino Principe, Toti Schirone, Donatella Alamprese, Savio Sosero ed Enzo Gragnaniello. Poi una rassegna musicale dal titolo “Rockocò”, con strumentazione messa a disposizione da Maurizio Loveri, organizzata in una discoteca del Vomero, il Twenthy Three, in cui gruppi emergenti rock si alternavano a gruppi o solisti di musica classica, manifestazioni queste che ottennero un ottimo successo.
Alla fine, però, risultavo più un modesto dirigente bancario, pur avendo due lauree, che non un noto artista o compositore. Non posso dire, però, che le occasioni per esprimere le mie doti musicali non mi siano capitate. Devo onestamente ammettere che, forse, non ho avuto la forza o meglio la costanza per continuare, nè ho creduto in me stesso al punto da puntare tutto sulla musica, combattendo anche qualche battaglia familiare. Ma, come si dice, non c’è due senza tre. Ecco perché, una volta in pensione, ho ripreso l’attività musicale non più in prima persona ma continuando solo a comporre. Quindi ho cercato di “piazzare”  i miei brani; cosa ardua in questo mondo crudele e sfuggente dello spettacolo, pur avendo avuto elogi da artisti affermati che li hanno ascoltati. Questa volta, però, non mi sono lasciato sopraffare dagli eventi ed ho proseguito sulla mia strada di compositore, senza alcuna remora, considerato che alla mia età non è necessario vincere per forza ma è importante partecipare con serenità. 
Stabilitomi a Pescara nel 2007 ho conosciuto Elio Depasquale, un valente musicista, che di norma arrangia i brani da me composti. Siccome la mia vena non sembra affatto esaurirsi e la collaborazione musicale procede bene, si è continuato su questa strada, mettendo in cantiere anche nuove idee.

Così nel 2011, per caso ho conosciuto Mario Serafino, artista siciliano, che mi ha chiesto di cantare i miei pezzi. Il Serafino, da anni anche patron del Cantafestivalgiro, mi ha offerto l’opportunità di pubblicare un CD che è stato presentato il 29 ottobre 2011, in diretta televisiva su uno dei canali SKY in chiaro. Ma già due pezzi miei, da lui incisi, da tempo, sono su Youtube e sono stati inseriti nella compilation dell’ultimo Cantafestivalgiro, terminato il primo ottobre 2011.

Mario Serafino 2011

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Anzi il pezzo dedicato ai 150 anni dell’Italia “17 marzo 2011” è la sigla ufficiale di tale manifestazione per giovani artisti esordienti. Ma ormai sono già undici i brani composti per Serafino che  sta pubblicizzando su radio e televisioni con un discreto seguito. In un momento di crisi generale, quando già il mercato discografico era in profonda crisi, non è certo facile farsi riconoscere. Tra l’altro l’inflazione musicale che ormai ci sovrasta da anni, mescola i buoni prodotti con la  massa dei  brani che hanno  vita breve. Sembra quasi come se un pittore buttasse a caso il pennallo sulla tela e, da quell’accozzaglia di colori, riesca anche difficile se non faticoso distinguere una venatura artistica, così nell’ammasso dei suoni.   Ecco perchè si ricordano sempre gli stessi brani, diventando dei classici. Comunque si continua, grazie a Dio e….alla pazienza di mia moglie, Maria Assunta; buona musica.

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