I FESTIVAL DI TUTTI I COLORI

Ormai sono dieci anni che, qui a Pescara, mi occupo di musica. Ma sono nella musica già da almeno sessant’anni addietro. Al momento ho 65 brani pubblicati su Youtube, che hanno raccolto più di tre milioni di visualizzazioni e, per il momento, trenta inediti che attendono ancora un interprete. Circa 9.000 amici, soprattutto artisti, musicisti o dell’ambiente, sui miei due profili Facebook, più di 23.000 follower su Twitter. 60, fino ad ora, tra strumentisti e cantanti (pubblicherò in seguito l’elenco), hanno frequentato la mia casa ed il mio studio, i più per collaborare e registrare le mie canzoni. Ho accompagnato spesso alcuni di questi giovani interpreti in concorsi per emergenti. Questi concorsi, festival, premi, talent, ecc., quasi sempre dagli altisonanti obiettivi, molto raramente ci fanno vedere il requisito più importante, cioè quello della imparzialità. Ne ho visto di tutti i colori. Pressioni politiche, raccomandazioni familiari, di amici, di personaggi del mondo dello spettacolo, di case ed etichette discografiche, ecc.. Non mi sono mai spaventato, portando a casa anche qualche premio. L’ho fatto, non per masochismo, ma per partecipare e per misurare la mia canzone diversa (di nicchia) con altre. Questa volta, però, si è toccato veramente il fondo, per la verità, anche in modo maldestro. Infatti, quando gli organizzatori vogliono per forza far vincere solo i loro protetti non c’è gara che tenga e sarebbe preferibile non partecipare per non dare fastidio ad impenitenti prepotenti. Oltre tre mesi fa il 6 e 7 dicembre si conclusero le finali del Premio Musica contro le mafie (associazione della rete Libera) tenutesi a Cosenza. Ma i dieci vincitori si erano stabiliti già qualche giorno prima. A tale manifestazione partecipavano due miei brani (di seguito i link) “La voce di Peppino” https://www.youtube.com/watch?v=5J8vcyfOveU&t cantata da Michele D’Auria e “Il mondo nuovo” https://www.youtube.com/watch?v=evPmLCtwbs4&t da Fabio Luongo. La più che stupefacente sorpresa è stata che all’uscita della classifica che doveva portare alle finali dieci concorrenti, inopinatamente, è stato cambiato il metodo di valutazione con il quale i concorrenti si erano iscritti. Erano previste da regolamento tre giurie: la Social con un’influenza del 20%, la Studentesca col 35%, la Responsabile col 45%. Invece, nel pomeriggio del 23 novembre, è stato pubblicato sulla pagina Facebook di “Musica contro le mafie”, subito dopo l’uscita della classifica globale, a cose fatte, che la Giuria Responsabile aveva votato, come da prassi, una Top Ten delle sue preferenze esprimendo un voto scalare da 10 (al primo) a decrescere fino a 1 (all’ultimo). La Giuria Studentesca aveva espresso preferenze singole per ogni studente, secondo prassi, di 5 artisti per ognuno. Prassi conosciuta solo dagli organizzatori ma certamente nascosta nel regolamento. Cosicchè la giuria Studentesca e quella Responsabile (forse meglio irresponsabile) oltre ad avere già le previste più alte percentuali di influenza sui voti espressi, l’una votava non solo per un partecipante ma per cinque e l’altra nientedimeno che per dieci, elaborando anche una classifica aggiuntiva con voti da dieci ad uno. Quindi i due miei brani non sono entrati tra i finalisti, anche “La voce di Peppino” (la storia di Peppino Impastato), che era giunto terzo nella classifica social, è stato escluso. Pertanto, era preferibile non partecipare, conoscendo per tempo questo allarmante regolamento a posteriori. Per gli obiettivi, poi, previsti dall’articolo 2 del regolamento, sorgono molti dubbi su quanto, le giurie non social, li conoscessero, non dico approfonditamente ma almeno superficialmente, visto come sono stati votati taluni brani vincenti, che appaiono in contrasto con il loro dettato. Per la giuria responsabile, vista anche la composizione, spero che si tratti solo di poca attenzione posta nel giudicare. Resta comunque emblematico il caso del brano che è giunto primo nella classifica dell’imbroglio e quinto nella classifica finale. Questo brano, scritto peraltro maldestramente in napoletano, purtroppo da un napoletano ed al quale ha prestato la voce la maggiore interprete femminile italiana in attività (stranamente sostenitrice dello stessa manifestazione) che ha inciso nella sua etichetta, risulta essere il peggiore esempio di diffusione di messaggi positivi (come previsto in primis dagli obbiettivi del premio). Infatti un canto contro lo stato e contro una città, pregno del solito e abominevole odio populistico, rappresentando certo non arte ma piuttosto volgarità. Ho chiesto spiegazioni, per le nuove regole, non pubblicate nelle norme, ma da allora fino ad oggi non ho avuto alcuna risposta pur avendo espresso tramite posta certificata le mie perplessità sia al presbitero presidente, sia alla direzione del Premio, sia all’avvocato dell’associazione che a telefono aveva promesso personalmente una risposta. Forse era troppo chiedere a spregiudicati di essere almeno educati. Resta una giusta considerazione. ‘E preferibile, come si diceva, in certi casi, anche con rammarico, non partecipare a competizioni di questo tipo. E quindi, se da un lato alcuni miei brani possono non vincere, restano pur sempre inediti ma tutti quei brani che risultano vincenti con le tristi modalità di taluni festival li vedremo, come capita, affogare ben presto nella melma del Lete, il fiume dell’oblio.

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