IL PRIMO DELLA CLASSE E LA CANZONE DI “NICCHIA”

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Il mio percorso scolastico ha avuto diverse fasi. Nella scuola elementare e media sono stato sempre tra i primi della classe e capitavo ai primi banchi. Al ginnasio ed al liceo ho finito spesso con l’essere tra gli ultimi e situato agli ultimi banchi. L’università poi l’ho fatta fuori tempo massimo, cioè quando già lavoravo, quindi proprio fuori dai banchi, però sono riuscito a prendere due lauree. Ritengo, se vado indietro nel tempo, che sono stato tendenzialmente timido, riservato quando i risultati scolastici mi premiavano mentre esuberante, estroverso quando mi erano contro. Eppure la mia modesta “carriera artistica” al contrario è stata all’aperto da giovane ma per poco tempo e al chiuso da anziano per molto più tempo. Pochissimo come teatrante e un paio di anni come cantautore, sul palcoscenico. Da anni, come autore di canzoni, fuori dal palco, diciamo a casa. La considerazione che faccio è che invecchiando, come spesso succede, si ritorna quasi bambini. Infatti la tendenza che avevo da ragazzo ad essere timido e riservato naturalmente si è accresciuta nel caso della composizione di canzoni, ancora peggio per un genere “di nicchia”. Infatti la definizione più comune di musica di nicchia è quella di musica per pochi. Ne deriva immancabilmente una certa riservatezza artistica. Da questa ne scaturisce subito un’altra: la propensione all’analisi. Si guardano le cose sempre in modo diverso, non diciamo migliore ma diverso da come le può guardare un altro compositore. Personalmente ho definito la canzone di nicchia “non canzone minore ma diversa”. Spesso infatti la mia abbandona la fantasia per dedicarsi ad una puntuale costruzione a gradini sul tema. Diventa così una canzone mai semplicistica ma accurata, minuziosa, precisa, profonda. In questo modo i miei testi finiscono per calarsi spesso nella realtà per cui ne vien fuori a volte una canzone realistica e per certi versi dura e pungente. E come da giovane ho penalizzato gli studi per passatempi e lavoro così da meno giovane il palco per la composizione. Resta comunque in me l’uomo normale e l’artista insieme. Tracciata la frontiera tra queste due dimore, che sembrano, a volte, incompatibili solo a chi non sappia riconoscere la fecondità degli influssi reciproci, ho continuato ad abitare quel limite, rivendicando per questo la mia condizione di compositore di confine (di nicchia) più in debito verso il mondo artistico che verso la famiglia e il lavoro. Pertanto se da un lato ho penalizzato la partecipazione allo spettacolo, restando appunto un po’ nascosto, proprio per questo ho avuto modo di scrivere più vicino alla gente, alla cronaca. Certo essere autore di nicchia non è come essere il primo della classe. Beh, pazienza.