Gabbani ci ha gabbati ma con…..Karma. Sanremo: dalla canzone popolare alla canzone populista.

Le eliminazioni di Ron, Al Bano, D’Alessio e Ferreri e la classifica finale del festival hanno lasciato, come al solito, parecchio scontento. Che io ricordi, è stato sempre così: qualcuno resta deluso. A distanza di anni possiamo affermare, però, che spesso le canzoni bocciate o sottovalutate nei testi e nelle musiche si son fatte strada meglio di quelle vincenti. Da un pò di anni capita, in più, che parecchie canzoni di Sanremo, ma non solo, durano proprio il tempo del festival e gli interpreti una stagione e poi ricordati solo dagli addetti ai lavori. Diciamo che mentre le polemiche sono quasi sempre le stesse, la sopravvivenza delle canzoni nel tempo è, invece, cambiata. Ad esempio quando morì Tenco nel 1967, ci furono enormi discussioni sulle classifiche ma, se scorriamo l’elenco dei 29 brani, sia quelli finalisti che quelli esclusi, come il pezzo di Tenco, ci accorgiamo che si ricordano con una certa facilità quasi tutti, sebbene alcuni non fossero rilevanti. Allora, a distanza di 50 anni, cosa è cambiato nel mondo della canzone? Il fatto stesso che i brani non restano impressi nella mente come prima denota, probabilmente, un certo scadimento della qualità che è sopraggiunto con la modifica sostanziale del mercato della canzone. Negli anni ’60 le case discografiche note, presenti in Italia e nelle classifiche top 30, erano più di 60. Notevole anche il numero dei talent scout. Oggi le case discografiche sono ridotte alle tre major e qualche etichetta che si dice indipendente. Ma, queste ultime, per importanza, si contano sulle dita di una mano. Peggio la situazione dei talent scout. Si può dire che sono letteralmente scomparsi e quei pochi validi si sono rifugiati all’ombra dei talent seriali ormai da tempo. Quindi i canali di accesso allo spettacolo si sono notevolmente ridotti mentre la platea degli aspiranti partecipanti ad esso è divenuta enorme ed in più la crisi ha coinvolto pure il mercato discografico che ha perso brillantezza economica. A questo punto si è ristretta notevolmente la porta di accesso al mondo della canzone, rimanendo le decisioni nelle mani caute di pochi. Questa non tanto celata dittatura delle major ha causato inevitabilmente una contrazione anche delle idee, perché passano sostanzialmente sempre le stesse. Così il mondo della canzone man mano si è trasformato fino a diventare chiuso, manipolato, massificato. Logicamente verso il basso perché lancia messaggi facili da comprendere, che toccano interessi diffusi, per una popolazione frammentata, distratta, spesso disinformata ed impreparata. Per questo si cerca di banalizzare la complessità, di facilitare piuttosto che interpretare, senza insegnare nulla a nessuno. Questa massificazione e spersonalizzazione è il vangelo della civiltà dei consumi che così impone il suo prodotto. Con questi crismi anche la canzone diventa populista perché non apre più un canale di comunicazione con la gente come la musica popolare. Essa interpretava la realtà, proponeva un’ipotesi sui fenomeni, sui processi in corso, su come intervenire in modo da crescere insieme verso un disegno condiviso, tra le rime era spesso didascalica. Ecco allora che la gente dimentica con facilità prodotti quasi mai eccezionali e sempre gli stessi, preferendo i brani di un tempo della musica cosiddetta popolare. E siccome le major non riescono più, al momento, a tornare indietro, esse stesse, per sopravvivere, producono anche un mercato di continue cover.

SANREMO TERRA DI COVER

Per gli egregi signori (in ordine alfabetico, sperando di non dimenticare qualcuno) Massimo Bonelli (Concertone Primo Maggio) Piero Cesanelli (Musicultura) Vittorio Costa (Festival di Castrocaro) Ermanno Croce (Festival degli Autori) Rolando D’Angeli (Don’t Worry) Enrico De Angelis (Club Tenco) Luca Di Capua (Musica è) Sergio Garroni (Musicacontrocorrente) Fausto Mesolella (Premio Bianca d’Aponte) Alessandro Porcella (Videofestival live) Giampaolo Lillo Rosselli (Tourmusicfest) Giordano Sangiorgi (Mei) Mario Serafino(Cantafestivalgiro).
Quest’anno, ancora una volta, al Festival di Sanremo, i big canteranno anche una cover. Quindi 22 cover, nella maggioranza canzoni precedenti al ’90. Al Bano, poi, canterà “Pregherò” del ’62, già cover di “Stand by me”.
Lo spazio preso dalle 22 cover, per quanto di spessore, poteva essere più utilmente usato per far interpretare, ai big, 22 brani scelti tra i migliori venuti fuori dai vostri concorsi, visto che lo spirito del Festival di Sanremo dovrebbe essere soprattutto quello di dedicarsi alle novità emergenti.
‘E un insulto che si fa a quella schiera di giovani preparati e promettenti che si rivelano nelle vostre manifestazioni senza l’intervento delle major o dei talent. E a voi che da anni vi occupate della continua ricerca di giovani talenti e della loro valorizzazione nell’ambito della musica.
Se proprio certe scelte così semplici non vengono prese in considerazione, sarebbe il caso di federarvi e creare un Festival alternativo, proprio con questa caratteristica. Artisti noti che interpretano brani dei cantanti e cantautori che vengono fuori dai vostri concorsi. Certamente il tutto non con le solite giurie. Piuttosto specialisti: per la musica professori dei Conservatori e per i testi professori universitari di lettere. Sempre che ci si tenga a creare realmente dei prodotti nuovi e di pregio, che restano, senza dover ricorrere alle cover.
Così spero che nel prossimo futuro non saremo costretti ad ascoltare la famosa cover “Fuori dall’Eden” del 500.000 a.C., della nota coppia Adamo ed Eva.