LA MUSICA NON ‘E TUTTO E NON TUTTO ‘E MUSICA

Per chi, come nel mio caso, non si è occupato solo di musica, queste due affermazioni che, a prima vista, sembrano analoghe, potrebbero rappresentare una succinta sintesi, un biglietto da visita, in stile con quanto accaduto nella propria vita. Ma qui, invece, tenterò di approfondire l’argomento, scoprendo la sostanziale differenza fra le due espressioni in questione e le diverse sfaccettature dei significati. La prima affermazione “la musica non è tutto” è come dire l’amore non è tutto o il lavoro non è tutto o la famiglia non è tutto o un hobby non è tutto, ecc. Se pure la cosa può sembrare ovvia, alcuni non sono d’accordo, poiché intendono gli impegni presi nella vita come esclusivi o persino esclusivisti, cioè tendenti a non tollerare altri interessi. Lo sproporzionato attaccamento ad una persona o una cosa se da un lato può denotare grande amore o passione e nel lavoro alta professionalità, dall’altro può essere soffocante anche per lo stesso attore. In effetti particolarmente per l’amore, ma il discorso può estendersi anche al resto, poter dire che bisogna lasciare degli spazi, delle aperture, fa pensare ad un affetto imperfetto, facendo intendere che tutti i grandi o veri amori per persone e cose dovrebbero essere totalizzanti. Lasciando da parte tentazioni filosofiche tra relativo ed assoluto che qui non sembra il caso di scomodare, possiamo però ricordare, semplicemente, che amare più di ogni altra cosa non significa amare solo quella cosa. ‘E significativa a tal proposito la commedia di Eduardo “Filumena Marturano”. Alla posizione, diciamo, “assolutista” di Filumena “’e figli so’ tutt’eguali” si contrappone una posizione diremmo “relativista” ma più umana di Eduardo che lascia spazio ad una bonaria differenziazione d’amore tra i figli. Per altro, l’amore per la propria donna deve necessariamente lasciare spazi non certo ad altre donne, come purtroppo capita, ma ad esempio ai figli e ai genitori. Questo certamente non fa crollare il mito dell’amore così come decantato in letteratura e spesso applicato anche nelle nostre esistenze. Anche Cristo ricordò a tutti noi “date a Cesare quel che è di Cesare e date a Dio quel che è di Dio”. Quindi persino nella religione cristiana non esiste una posizione assolutista come purtroppo in altre religioni, dove gli estranei sono ritenuti infedeli. In più l’esasperazione dell’amore per la persona amata porta, a volte, allo stalking e lo sproporzionato attaccamento al lavoro porta allo sconsiderato apprezzamento delle proprie facoltà “mi son fatto da me”, oppure gli altri non valgono e non sanno fare nulla. Ecco perché sarebbe salutare avere sempre un piccolo spazio, un rifugio che lasci fuori anche per poco i nostri affetti e le nostre attività. Serve proprio come sfogo, per prendere una boccata d’aria, per ricaricarsi. Avendo questo spazio si ammorbidiscono, per altro, molto le delusioni e le sfortune patite lasciando cadere le tentazioni di abbattimento totale (io sono molto sfortunato ecc.), di scoraggiamento senza ritorno, di depressione e financo di suicidio. Rallegriamoci, pertanto, se un buon ingegnere senza essere passato dal conservatorio suoni anche meravigliosamente la tromba o se la collaboratrice domestica del nostro vicino, extracomunitaria, sia un’ottima collezionista di monete antiche.
La seconda affermazione non tutto è musica è come dire, in modo elementare, nel bello non tutto è bello, non tutto riesce nella vita come si vorrebbe; non manca qualche piccolo compromesso. Anche qui una posizione assolutista lascia il tempo che trova. In effetti mentre la musica suona perfettamente le sue note senza stonature, non così avviene per il resto delle cose, anche se…. i musicisti tendono ad essere perfetti. Gli amori più grandi spesso finiscono, si affievoliscono o peggio si concludono in tragedia. Le famiglie che sono sede di amore e solidarietà si tramutano poi in luogo di violenza e di sopraffazione. Ogni grossa opera umana si fonda su grandi sacrifici. Le grandi strutture architettoniche, le opere d’arte in genere hanno lasciato morti sul loro cammino di realizzazione. Le meraviglie della natura a volte si rivoltano contro gli esseri umani anche per loro colpa. Ma pensiamo alle grandi catastrofi a seguito di un’eruzione da una bellissima cima di un vulcano o a seguito di uno tsunami prodotto da un terremoto là dove c’era il mare calmo della sera. Quando siamo davanti ad un bel panorama restiamo incantati ma quando la natura si rivolta con nubifragi, alluvioni, valanghe quegli stessi panorami ci sconvolgono. Pensiamo alle fedi religiose che pure parlano al cuore della gente e che a volte finiscono con l’essere oppressive e financo causa di efferate violenze. La politica è portatrice di affanni laddove l’egoismo dei governanti non riesce a rappresentare i desideri del popolo. La donna e l’uomo stessi, che spesso raggiungono cime altissime di cultura, dignità e solidarietà umana, per altri versi, sono l’origine di crudeltà, bassezze, indegnità. Si pensi alla criminalità organizzata, al terrorismo, alle stragi, a coloro che spacciano droga ai ragazzini, agli scafisti per i migranti, ai venditori di armi o di organi. Tutto ciò, infine, ci lascia pensare che nella perfezione dell’universo dove effettivamente sembra che un grande Maestro diriga da sempre un meraviglioso concerto l’unica nota stonata è proprio l’umanità alla quale, con il libero arbitrio, è stato concesso di stridere con tutto quanto la circonda.