MUSICA PER PROFESSIONE E MUSICA PER PASSIONE

Certamente, se ognuno di noi avesse svolto la propria professione anche con passione sarebbe stato l’optimum. Ma purtroppo spesso non è così. Questo perché, da giovani, o da soli o sotto la spinta dei genitori, si sceglie la strada più redditizia per il proprio domani, sia per gli studi, che per la professione che ne deriva, senza valutare bene le proprie attitudini. La creatività che si ha da bambini viene meno, man mano che si cresce, proprio per i notevoli condizionamenti della società. “Ogni bambino è un artista. Il problema è poi come rimanere artisti quando si cresce” (Pablo Picasso). Si può essere artisti, cioè rimanere con una creatività, che si va poi consolidando, anche in un’attività non proprio artistica (ingegnere, professore, medico, idraulico, elettricista, contadino, ecc.). Tornando alla musica, possiamo dire che ci sono molti musicisti che svolgono la loro attività per professione ma anche con una notevole passione. Alcuni però, particolarmente coloro che privilegiano vedere nella professione solo una fonte di guadagno materiale, finiscono col perdere la passione, se l’hanno mai avuta. Costoro sono spesso abilissimi nel loro campo ma privi di creatività. Infatti alcuni tra i più grandi musicisti hanno confessato di non aver mai composto un rigo musicale. Poi ci sono tanti musicisti che pur non avendo compiuto percorsi regolari di studi ma con molta tenacia, costanza, curiosità, ancor meglio passione, hanno ottenuto risultati pregevoli. Ci sono persino coloro che non proprio giovani, diciamo quasi vecchi, ritrovando la creatività di un tempo riescono ad avere risultati. Anche qui una frase di Picasso: “per diventare bambini occorre una vita”. Il blocco delle attività creative non è mai definitivo o irreversibile. ‘E possibile riattivare quel “fanciullino” (come lo chiama Pascoli) che è in noi e recuperare la creatività. Ma ci vogliono molte energie e molto tempo, cioè ci vuole passione. In questi casi è solo la passione che porta avanti un tale artista (vecchio), poiché sarà difficile, per quanto bravo possa essere, che gli venga riconosciuto molto, proprio per la natura di questa società giovanilista al massimo. Per altro verso, l’esaltazione della creatività e quindi dell’artista non deve farci pensare ad un mondo diviso tra buoni (passione) e cattivi (professione) e quindi che il guadagno debba essere fonte di disprezzo (pecunia olet) da parte di chi pur avendo una grande passione non ottiene risultati concreti (la volpe e l’uva). Né si può affermare che la passone denota per forza creatività e la professione no. Da notare, inoltre, che quando più il guadagno si rende necessario (in situazioni di precarietà), purtroppo, spesso, diminuisce la passione. Come al solito esiste una via di mezzo, particolarmente nella collaborazione musicale. In effetti si scoprono, giorno dopo giorno, bravi musicisti professionisti che collaborano volentieri con altrettanti musicisti non professionisti ma con notevole forza creativa e costanza. Anche così la musica, come qualsiasi altra attività, va avanti: sia con una quota di passione che con una dose di professionalità.

Sull’Enciclopedia di Pietro Gargano

Cessari Antonio

Cessari Antonio (Avella AV, 2 agosto 1942), è un autore e cantautore italiano.

Biografia

Vissuto per oltre 50 a Napoli, dal 2007 risiede a Pescara. Già funzionario di banca, fin da giovanissimo compone brani in italiano e in napoletano. Negli anni ’60 ha recitato al Teatro America al Vomero col cugino Ennio Forte in una satira musicale sui gagà napoletani. A fine anni ’70 ha formato i Chitarridea (solo strumenti a corde) e poi ha cantato e suonato la chitarra in un gruppo rock con Roberto Giangrande, Vittorio Riva, Marco Zurzolo, Gennaro Petrone, Lino Cannavacciuolo. Negli anni ’80 ha collaborato con Gino Mastrocola: canzoni, favole di Esopo in musica; formazione di un Centro di ricerche musicali. Poi ha organizzato spettacoli, tra cui la rassegna Rockocò in una discoteca del Vomero, durata un mese, e uno spettacolo al Teatro Tenda per cantautori emergenti (Toti Schirone, Rino Principe, Savio Sosero, Donatella Alamprese, Enzo Gragnaniello). Una volta in pensione, si è rituffato nella sua passione. Ha composto brani per giovani artisti locali, e le canzoni di un album del catanese Mario Serafino. Sta rielaborando antichi testi napoletani (ha tradotto Fenesta vascia in Finestra chiusa) e altri in italiano, francese e siciliano, in chiave folk-rock o country-pop. Tra le canzoni da ricordare: “17 marzo 2011” sui 150 anni dell’Italia unita, “Quella monnezza…. di Ciro” sui rifiuti in Campania, “‘A stazione” sull’emigrazione, “Un uomo decente”, “‘O cecato”, “‘E quatte jurnate”, “Ciro, belle ‘e mamme” su un ragazzo caduto sul lavoro nel 1978, “Carolina” vittima-simbolo dei guasti della società.

Dopo aver costituito un fattivo binomio col giovane cantautore teatino Andy Micarelli, che ha prodotto il cd Ritratti, Antonio Cessari continua a lavorare con i giovani musicisti abruzzesi. Dal 2014 sta collaborando con Valentina Celozzi, Denis D’Aviero, Simone Flammini, tra le migliori voci del Conservatorio di Pescara. Oltre ai video musicali già pubblicati, si sta approntando per l’inizio del 2016 uno spettacolo teatrale con i brani del Cessari interpretati da questi giovani unitamente ad altri musicisti del Conservatorio.

Lo scrittore e giornalista napoletano Pietro Gargano ha pubblicato da poco l’ultimo volume della sua nota “Nuova Enciclopedia Illustrata della Canzone napoletana”. Un’opera completa sulla canzone napoletana dove, accanto ai nomi celebri che l’hanno resa immortale, si trovano tanti artisti ed autori meno noti che comunque hanno contribuito alla sua diffusione e al suo rinnovamento, come nel caso di Antonio Cessari.

Discografia

Album

2011 – Auguri Italia… e il sud? (autore Antonio Cessari, interprete Mario Serafino)

2012 – Ritratti (autore di 5 brani Antonio Cessari, interprete Andy Micarelli)

Singoli

2014 – In napoletano (autore di 5 brani Antonio Cessari, interpreti vari)

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