LA CANZONE OGGI

Esiste sempre un rapporto tra la musica e la realtà storico-sociale. A questo proposito è da sottolineare il pensiero del musicologo Jules Combarieu che tra l’altro ha detto che la musica è l’arte di pensare con i suoni. “La musica non è nella storia un fatto eccezionale o intermittente, un casuale dato ausiliario per cerimonie religiose, un’espressione passeggera della gioia, della tristezza o del sogno, o ancora un’arte di lusso, un divertimento immaginato dagli uomini in ozio. Essa è un fatto naturale e universale come il linguaggio, che appare ovunque ci siano uomini e che può essere collegato, se si considerano le forme in cui essa si realizza, alle leggi profonde e permanenti della vita sociale. Essa trae la sua sostanza dalla vita sociale, come la pianta trae quello che possiede dal suolo dove poggiano le sue radici.” Questo pensiero è dei primi del ‘900 ma ancor oggi possiamo tenerlo presente per una breve discussione sulla canzone. Una musica astratta dalla vita sociale non avrebbe senso e perderebbe anche il suo valore estetico. Non vi è dubbio che la musica, come tutte le manifestazioni della cultura, sia determinata da concrete premesse storiche e sociali. L’opera musicale è l’effeto e il rispecchiamento dell’agire di forze diverse che improntano la vita economica, l’ordinamento sociale e la coscienza dell’artista. Non può essere dunque considerata come separata dalla vita sociale. Tanto il contenuto quanto la sua forma sono il risultato di quelle forze e del modo in cui esse sono colte e interpretate dall’artista. Proprio in questo modo una creazione individuale, come l’opera musicale, dovrebbe esprimere valori universali, di cui è plasmato lo stesso compositore, dei quali si nutrono e con i quali si confrontano tanti altri uomini. E in ciò consiste, in ultima analisi il ruolo di proposta e di mobilitazione che può avere il componimento musicale per un progetto di sviluppo e di progresso di intere generazioni. Anche oggi troviamo un intenso rapporto tra musica e società. Con l’enorme sviluppo dei mezzi audiovisivi, la produzione artistica di musica cosidetta leggera, ma ancora meglio popolare, è stata sfruttata sempre più a fini commerciali e spesso come tranquillante e distraente. Canali radiofonici e televisivi diffondono 24 ore al giorno musica. Essa risuona quasi inninterrottamente in centri commerciali, grandi magazzini e boutiques, si sente in officina ed in ufficio, sui treni e sugli aerei negli allevamenti di animali, ed è indissociabile dalla pubblicità radio-televisiva. Si passeggia o si corre per strada o sulla spiaggia con un auricolare all’orecchio. La musica delle discoteche assordante quanto ripetitiva per sballare e non lasciar pensare. In questo stato di confusione e di stordimento generale, in questa torre di Babele della fruizione del genere musicale, l’uomo è portato ad accostarsi ad esso con enorme superficialità e non riesce, nemmeno dove ci sono, ad intravedere quelle espressioni di sentimenti collettivi e di valori universali, restando legato ad una sorta di repertorio di canzoni e di artisti divenuti ormai dei classici, poichè, come le poesie recitate da bambini, sono gli unici che si sono fissati in mente.

Nemmeno nelle rassegne, concorsi e festivals, che potrebbero essere un momento di riflessione, si scorge granchè di positivo, proprio perchè anch’essi sono organizzati dai discografici solo a scopo commerciale, che seguondo la moda del momento, scelgono artisti dalla vena ormai esaurita o giovani che passono come meteore per poi sparire, escludendo spesso idee ed energie nuove. Per altro la sconsiderata inflazione della musica popolaree e per qualche verso la riproduzione illegale di essa hanno causato una crisi nel settore discografico, e gli stessi addetti ai lavori, che in molti casi l’hanno prodotta, non riescono, guidati solo da fini economici a trovare nuovi sbocchi per una migliore e più sensata fruizione della musica cosidetta leggera. La canzone oggi è solo un ammasso edonistico in cui il colore ha preso il sopravvento sui contenuti formali ed espressivi; proprio come in quelle rappresentazioni grafiche, in cui non vi è altro contenuto che il colore, che dopo qualche minuto, in cui si è rimasti più o meno inpressionati, risultano sterili; poichè al di là dell’impatto edonistico non vi è nient’altro. Ma la crisi del mercato discografoco, la crisi delle idee, insomma la crisi di una nuova canzone d’autore che finalmente s’impone potrebbe essere purificatrice. E se da un lato tutto ciò, crisi economica, delle idee, dei valori, sembra rispecchiare i tempi che si vivono dando ragione al Combarieu, d’altro canto proprio Combarieu ci da lo spunto per ritrovare la via di una nuova canzone che esca dalle ombre e dal pantano della moderna società. ” La musica non è….un’espressione passeggera della gioia, della tristezza o del sogno, o ancora un arte di lusso, un divertimento immaginato dagli uomini in ozio”. Una fruizione della canzone, quindi, dovrebbe essere meno superficiale, tanto da non rappresentare solo un momento effimero e spiccatamente di evasione. Pertanto realizzare una rassegna, uno spettacolo musicale oggi dovrebbe significare diversificazione e rivalutazione della canzone, per venire, nel modo migliore, incontro alle necessità sia socioculturali che dell’universo musicale (produttori e consumatori). Le aspettative si riflettono nel bisogno di vedere estrinsecati nella canzone, nella sua completezza di testo e musica, quei valori universali in cui ci si possa identificare o confrontare. La canzone deve affondare la propria creaitività nelle radici culturali della società. E se vuole essere educativa, deve rispecchiare non solo la moda ma anche la storia. E se anche vivessimo il miglior momento musicale, questo non impedisce di stimolare gli artisti ed il pubblico a creare ed a fruire di opere qualitativamente migliori. Tutto ciò da realizzarsi in un contesto ideale, dove la musica oltre che venduta sia anche percepita quale momento di crescita artistica e cuilturale. Non più, quindi, la musica del villaggio globale ma piuttosto la musica….del villaggio. Una canzone con i canoni prima evidenziati da gustarsi quasi in religioso silenzio in piccoli ed accogliaenti spazi che possa lasciare finalmente riflettere e non solo stordire. Una canzone, quindi, che abbassi il volume e ci lasci godere la sua poesia.